MICHELA PEDRON: TESTIMONE CONTEMPORANEA

Michela Pedron ArtistaL’osservatore privo di una benché minima in­formazione che casualmente si trovi a tu per tu con l’opera di Michela Pedron fin da subito intuisce le due coordinate fondamentali che la connotano: che si tratta del lavoro di un’artista donna e che ci si trova al cospetto di un’analisi, spesso ironica, altre volte graffiante, in alcuni passaggi addirittura crudele, della società e del­la cultura del Secondo Millennio. La dimensione marcatamente femminile della sua poetica è ev­idente: non si tratta però di una lettura femminis­ta dell’arte.

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DEAR DEER

dearDear Deer è la prima opera pittorica della serie Deer Skull, alla quale l'artista lavora dal 2011.

Si tratta di opere dai forti spunti, identificabili nei titoli, fonti di riflessione e cariche di significati.
Teschi di cervi e caprioli. Rivisti. Colorati. Decontestualizzati.

Fino ad ora ha lavorato alla serie Deer Skull con installazioni, per introdurre adesso opere pittoriche che si differenziano dal suo solito modo di dipingere volto alla precisione e all’attenzione spasmodica per i particolari che possiamo vedere nella serie “My…”.

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CERTAINLY

corvoCertainly è il quadro che segue Nevermore.

Nevermore è stato ispirato dalla poesia di Edgar Allan Poe “The Raven”: in un’atmosfera surreale è narrata la vicenda di un uomo in pena per la sua amata morta che riceve la visita di un corvo, il quale non farà altro che ripetere monotonamente “Nevermore”.

Il narratore è diviso tra il desiderio di dimenticare e il desiderio di ricordare.

Poe parla de “l’umana sete di auto-tortura”, per Poe non c’è una morale nel racconto,

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NEVERMORE

Quoth the Raven: “Nevermore”                                             

Disse il corvo: “Mai più”

Quest’opera fa parte della serie Crows, caratterizzata, oltre che dai soggetti, dal particolare materiale su cui è proposta: il tulle.

Distanziato dalla parete per risaltare gli effetti d’ombra il corvo sembra prendere vita.

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PINK_REVIVAL

Peluches

Nel mondo della moda, del design, del cinema e della fiction televisiva, si assiste oggi ad un rilancio: è il ritorno del rosa (vuoi shocking, o più sommessamente pastello) unitamente ad un gusto cromatico kitsch, un po’ retrò, ammiccante a quegli ultimi anni cinquanta che avrebbero visto, di lì a poco, esplodere il fenomeno mondiale della Pop Art.

Attuale in questo senso si può dunque dire l’opera di Michela Pedron, che sconfina nelle dimensioni di un’arte sinestetica, visivo-sensoriale, prediligendo cromatismi pop, superfici glossy, brillanti, ritmate da morbide, avvolgenti interpolazioni di peluche dalle forti connotazioni tattili, con profondi rimandi emotivi e valenze epidermiche.

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PAGINE BIANCHE 2006

My

Come di fronte a uno specchio, in primissimo piano ci appare un volto, un ritratto, ma non è il nostro. Lo sfondo pittorico, una chiara rivisitazione dell’Optical Art, sembra vibrare e pulsare nonostante la staticità e la bidimensionalità dell’immagine.

Interessante, e divertente, l’aria “Vintage” che si respira in quest’opera, il cui stile occhieggia le ultime tendenze della moda e del costume. Michela Pedron, diplomata all’Accademia di Belle Arti di Venezia in Arti Visive e Discipline per lo Spettacolo.

Ottobre 2006 /Luca Beatrice

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BEVILACQUA LA MASA 2006

Appare in primo piano un’immagine, un ritratto che non è mai quello nostro. Sono immagini che l’artista staglia su un fondo costellato di pallini colorati. Neri e rosa. Colori che accolgono sempre immagini che fanno parte della sfera privata dell’artista: lo si capisce dai titoli delle opere che riportano sempre il “My” per definirlo.

Lo sfondo pittorico usato dall’artista non è casuale. Attraverso i pois colorati l’immagine in primo piano sembra vibrare e pulsare nonostante la sua staticità e bidimensionalità. In questo caso l’artista ci propone in primo piano il muso di un carlino.

Un cane che ancora non è suo ma che presto andrà a far parte della sua intimità e della sua vita.

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SENZA PESO

heroSENZA PESO

Una delicatezza doppia, materiale si rivela nell’opera di Michela Pedron. Il peluche caldo e accogliente, abbraccia l’occhio con seduttivo e giocoso tocco infantile, come una pelle sintetica e fantastica, eterna plasticità di un mondo fatto di pura immaginazione.

L’altro lato della materialità è quello dei colori, con cui i soggetti, gli elementi geometrici semplici che compongono la matrice della tela, e l’artificio del peluche diventano morbidi.

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S’I’ FOSSE FOCO...

dollS’i’ fosse foco, ardrei’l mondo;

S’i’fosse vento, lo tempesterei;

S’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei

(Cecco Angiolieri, inizio XIV secolo)

Con queste parole, al principio del Trecento, il poeta toscano Cecco Angiolieri si descriveva scherzosamente.

Lo spirito di Angiolieri, grande amico di Dante, era caratterizzato da una vena di irrazionale e geniale spudoratezza, da un senso di libertà e da un desiderio di rompere gli schemi.

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THE PINK OF ELEGANCE

darkColore rosa, forme geometriche e decori vintage, gloss, brillantini e paiettes, ed ancora piume di marabù e peluche... non siamo nel camerino di una ballerina dell’avanspettacolo ma davanti alle opere della giovane artista.

La pittura è pulita, curata e rigorosamente ordinata. Dagli sfondi composti da grossi pois che si ripetono con regolarità ossessiva, emergono in primo piano, volti delicati dallo sguardo sognante: giovani donne, cuccioli, personaggi dei fumetti compongono il lessico famigliare della Pedron. Ma anche pupazzetti colorati raccolti con la dedizione del collezionista vengono cuciti con perizia antica sulle tele o si trasformano essi stessi in installazioni.

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A PINK POIS

dog

Le opere di Michela piacciono sempre all’osservatore perché esprimono dolcezza, attenzione e cura, sia nelle forme, sia nei colori, sia nei materiali. Niente è lasciato al caso: il formato dell’opera, l’impostazione dell’immagine, l’accostamento dei colori e più di tutti i protagonisti. In modo esperto, riesce ad accostare colori da lei riproposti in varie serie quali il nero ed il rosa rendendo quest’ultimo protagonista indiscusso della scena nei pois e nei soggetti abbinato a paiettes e brillantini in forme di animali come rane, salamandre, libellule, delfini…

Questi animali ci richiamano la nostra infanzia, i nostri giochi e ci evocano un sorriso e uno leggero stato di benessere. L’abilità è questa, saper fondere banalità e realtà dimostrandosi un’attenta osservatrice in grado di coniare nuovi concetti semantici, che inseriti nelle sua opere diventano nuovi punti di contatto con l’esterno.

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SPECIALE PITTURA in FLASH ART DIC-GEN 2009

friend

La pittura di Michela Pedron inventa un paradossale connubio tra pop e minimal, kitsch e tradizionale, reale e onirico.

Il décor del fondo funziona come supporto all’iconografia del primo piano. Solo che questa non si fonda su nessuna gerarchia di carattere narrativo o simbolico. Ogni immagine è trattata allo stesso modo di tutte le altre.

L’instancabile lavoro dell’artista, invece di animare i soggetti, in qualche modo li derealizza: ne fa degli stereotipi, dei cliché per un proprio personalissimo archivio visivo.

Dicembre 2008 – Gennaio 2009\ Luigi Meneghelli

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DONNE E ARTE

heroCieli monocromi su orizzonti immaginari, textures ornamentali nette e decise, intimità femminile, peluche e personaggi dei fumetti che indagano lo spazio.
Cieli puri, a stesura piatta, solcati da magie cromatiche che proiettano la mente in una dimensione altra.

La tradizione della pittura è vista e rivisitata come strumento per costruire soggetti ed elementi visivi che fluiscono in un universo estetico, avvolto da uno spleen sottile e contemporaneo.
Dipingere ritratti e autoritratti attraverso un gioco di velature interrotte e poi riprese: l’acrilico come fosse acquerello.

Creare scenari irreali e contrastanti, osservati da una concezione estetica che riconduce a suggestioni di matrice New Pop.

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UNA DONNA SENZA TEMPO

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Le opere presentate da Michela Pedron, “My Light Lie” e “My Dark Think”, rimandano inevitabilmente a quella fortunata corrente artistica conosciuta come Pop Art e ai numerosi artisti che successivamente seguirono le orme e le innovative tecniche utilizzate da Andy Warhol nella seconda metà degli anno Ottanta.

Nonostante i diversi punti che accomunano la ricerca stilistica dell’artista con i processi creativi Neopop, quali la combinazione di elementi applicati sulla tela e l’uso di texture grafiche ripetute sul fondo che conferiscono alle opere un aspetto bidimensionale, l’artista riesce a distaccarsene con eleganza attuale.

L’immediata fruibilità delle serigrafie pop viene tradotta dall’autrice in manifestazioni intime attraverso l’uso di linee, forme, materiali e colori accostati con dolcezza e cura e che dimostrano un’ottima abilità tecnica.

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SILBERNAGL 2010

big

Silbernagl, aprendosi con interesse alla ultime tendenze dell’arte contemporanea ha voluto dare spazio agli artisti selezionati dal critico Igor Zanti che, su mandato del Ministero degli Affari Esteri, sta organizzando una mostra che presenti il meglio dell’arte italiana contemporanea in estremo oriente.

Giovani da tenere d’occhio che propongono le loro opere poco prima della consacrazione già programmata nei musei di città come Shanghai, New Delhi e Bangkok.

Artisti giovani e di spicco, rappresentanti di quel gioioso movimento che è stato definito new pop italiano, tutti caratterizzati da uno sguardo disincantato, ironico, non convenzionale su questa difficile realtà contemporanea, quello sguardo che, in tempi difficili, solo all’arte è concesso di avere e forse proprio per questo l’arte antica o moderna che sia, ancora e sempre, sembra non conoscere momenti di crisi.

Ottobre 2010

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SULLE ALI DELL’ORITSURU – OPEN 13

or

“ Tutto ciò che c'è di maestoso e solenne, che possiede le qualità dell'eccellenza e della virtù ed ispira un sentimento di meraviglia, è considerato kami “

Motoori Norinaga

“Questo è il tuo pianto. La nostra preghiera. Pace nel mondo”

Iscrizione del monumento dei bambini caduti a Hiroshima

Un’antica leggenda giapponese racconta che chi riesce a piegare almeno mille gru di carta, secondo la tecnica degli origami, potrà vedere esauditi i desideri e le preghiere che ha nel cuore.

Non è infatti raro, mentre ci si aggira per i templi scintoisti disseminati su tutto il territorio giapponese -sono, infatti, il segno concreto della particolare situazione sociale e culturale di questo paese, dove il contrasto tra modernità e tradizione non è uno slogan per attirare incuriositi turisti ma, piuttosto, una realtà tangibile ed a tratti inquietante- vedere ghirlande di gru colorate, sapientemente modellate in fogli di carta, che come il sussurro di una preghiera vengono scosse dal vento davanti all’ingresso di un tempio.

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MICRO SPACE COMPETITION|

skull Michela Pedron 10.12.2010-10.01.2011 Microbo.net

Supereroi, suggestioni amletiche, ritratti, persino il muso di un carlino: l'opera di Michela Pedron raccoglie in pieno le suggestioni neopop, e sa rimandare a culture e ad immaginari diversi, che pur conservando le proprie particolarità, trovano adeguata sintesi nel mondo a pois che l'artista ci propone.

Lo sfondo glamour, con il gioco cromatico dei pois, che alternano rosa, nero e bianco, talvolta in versioni brillanti, talaltra a tinte più morbide, fa da trait d'union per le quattro opere presentate: da questo sfondo emergono le figure in primo piano, che sembrano fissare motti, modi di dire, abitudini radicate dell'artista, rappresentando ovvero il suo lessico familiare, il testo che sapientemente si intreccia col contesto a pois, che ne viene valorizzato, che emerge con la sua forza espressiva.

Ed è proprio in questa capacità di essere al contempo popolare e familiare, alla moda ed intima, sociale e personale, l'apparente e creativa contraddizione, la forza espressiva di queste immagini.


Dicembre 2010-Gennaio 2011 | Anna Epis, Aldo Torrebruno

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DEER SKULL

bamby

Ha colpito duro stavolta, Michela Pedron.

Nel soporifero panorama dei compiti ben fatti, calligrafici ed esattissimi, con un simbolo d’arte più che un opera ci manda a dire, nell’ordine: che sant’Eustachio non è mai esistito, e infatti tra le corna la croce non c’è, che su Dio se ne riparla, perché la croce prima o poi la metterà, che se la ride del nazismo, che tanto cari erano a Goering questi trofei e tappezzata ne aveva la sua opulenta reggia di caccia senza saper che un giorno, a dolore passato e nazista morto, sarebbe stato schernito da una partigiana del nuovo, del raro e del differente, che ne avrebbe dipinto di rosa le corna, colore sì di genere ma lo stesso dei triangoli rovesciati sul petto degli omosessuali mandati al morte nei lager.

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LEBENUNWERTES LEBEN

Quest'opera fa parte della serie DeerSkull, alla quale l'artista lavora dal 2011. Si tratta di opere dai forti spunti, identificabili nei titoli, fonti di riflessione e cariche di significati.
Teschi di cervi e caprioli. Rivisti. Colorati. Decontestualizzati.
Un teschio dalle corna nere e deformi sta in mezzo a due teschi dalle belle corna rosse.

Già dai colori quest'opera ci rimanda a quelli tipici del nazismo. Il titolo lo conferma: "Lebenunwertes Leben".
Una riflessione che l'artista vuole proporci, sul tema non a tutti noto dal tedesco Lebenunwertes Leben, vite indegne di essere vissute, vite di nessun valore.
Il miglioramento della razza attraverso l'eugenetica nazista. Deviati, dissidenti, deformi, ritardati e persone con difficoltà di apprendimento, omosessuali, malati mentali.

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